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15Dic2010
ILO 
 

Nuovo rapporto dell'ILO: la crisi economica ha dimezzato la crescita mondiale dei salari

Secondo un nuovo rapporto dell’ILO, la crisi economica e finanziaria ha ridotto di metà la crescita globale dei salari nel 2008 e 2009.

Il rapporto “ Global Wage Report 2010/2011 – Wage policies in times of crisis ” analizza i dati provenienti da 115 paesi e territori che rappresentano il 94 per cento di circa 1,4 miliardi di salariati in  tutto il mondo. Secondo il rapporto, a livello globale, la crescita dei salari mensili medi è scesa dal 2,8 per cento del 2007 (prima della crisi) all'1,5 per cento del 2008 e allo 0,7 per cento del 2009. Ad eccezione della Cina, la crescita globale del salario medio è scesa allo 0,8 per cento nel 2008 e lo 0,7 per cento nel 2009.

Il rapporto segnala importanti variazioni a livello regionale nei tassi di crescita dei salari. In Asia e America Latina la crescita dei salari è rallentata ma rimane comunque positiva. In altre regioni, come l’Europa orientale e l’Asia Centrale, è stato registrato un drammatico crollo dei salari. Nelle economie avanzate c’è stata una riduzione del livello dei salari reali in 12 paesi su 28 nel 2008 e in 7 nel 2009.

“Lo studio mostra un’altra faccia della crisi dell’occupazione”, ha dichiarato Juan Somavia, Direttore Generale dell’ILO. “La recessione non solo è stata drammatica per i milioni di persone che hanno perso il lavoro, ma ha colpito anche chi un lavoro ce l’ha, riducendone il potere d’acquisto e il livello di benessere generale”.

Il rapporto – il secondo pubblicato dall’ILO sull’argomento dal 2008 – sostiene che l’impatto generale della crisi sui salari nel breve periodo dovrebbe essere esaminato in un contesto di declino di lungo periodo della percentuale dei salari sul totale del reddito, di una crescente discrepanza tra crescita della produttività e salari, e di una estesa e crescente disuguaglianza in termini salariali.

In particolare, secondo il rapporto, dalla metà degli anni ’90 la percentuale di persone con un salario basso – definito come inferiore ai due terzi del salario mediano – è aumentata in più dei due terzi dei paesi per i quali i dati sono disponibili.

Guardando al futuro, il rapporto precisa che il ritmo della ripresa economica dipenderà, almeno in parte, dalla capacità delle famiglie di utilizzare i salari per far crescere i consumi.

“La stagnazione dei salari è stata un’importante causa scatenante della crisi e continua a rallentare la ripresa in molte economie”, ha aggiunto Somavia. “Ci troviamo di fronte ad un mondo in cui la domanda aggregata è insufficiente, i bisogni rimangono insoddisfatti e la disoccupazione ha raggiunto livelli elevatissimi. I responsabili delle politiche macroeconomiche devono riportare la loro attenzione all’occupazione e ai salari allo scopo di rafforzare la timida ripresa e affrontare gli squilibri socio-economici di lungo periodo”.

Ecco alcune delle principali conclusioni del rapporto:

- il 50 per cento dei paesi ha provveduto ad aggiustare i salari minimi, sia nel quadro dei normali processi di revisione del salario minimo, sia allo scopo di proteggere il potere di acquisto dei lavoratori più vulnerabili. Questo aspetto distingue l’attuale crisi dalle precedenti nelle quali erano state adottate strategie di congelamento del salario minimo;

- per i lavoratori con salari bassi, particolarmente minacciati dalla povertà, esiste la necessità di migliorare l’articolazione tra salari minimi e politiche sociali e del mercato del lavoro;

- nei paesi dove la contrattazione collettiva coinvolge oltre il 30 per cento dei dipendenti esiste un miglior allineamento tra salari e produttività e i salari minimi riducono la disuguaglianza nella metà inferiore della distribuzione salariale;

- la contrattazione collettiva e i salari minimi, insieme a politiche sui redditi ben congegnate, possono far salire i redditi dei lavoratori durante la ripresa economica.

 
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