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"La giustizia sociale implica un diritto alla dignità e una reale eguaglianza di opportunità, presuppone che le popolazioni più povere abbiano la possibilità di migliorare la loro condizione."

Micheline Calmy-Rey, Presidente della Confederazione Svizzera

Vi riunite per la centesima volta in questo parlamento mondiale del lavoro per riaffermare la necessità di una protezione internazionale delle condizioni di lavoro e per promuovere i diritti sociali delle donne e degli uomini.

Per me, rappresenta anche l’occasione di mostrare l’impegno e il sostegno della Svizzera all’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO). A nome del Consiglio federale svizzero, a nome della comunità internazionale presente a Ginevra e di tutti i cittadini e le cittadine della Svizzera, consentitemi di rendere omaggio all’instancabile impegno dell’ILO e dei suoi Stati membri.

Saluto anche Robert Nkili, Presidente della Conferenza internazionale del lavoro e mi congratulo per la sua elezione. Ci tengo a salutare anche Juan Somavia, Direttore Generale al quale auguro ogni successo.

Tra le organizzazioni internazionali, l’ILO rappresenta una figura patriarcale. Creata nel 1919, è l’Organizzazione più antica del sistema delle Nazioni Unite. Tuttavia, essa è sorprendentemente moderna in quanto si è saputa dotare, sin dall’inizio, di un mandato e di una struttura particolarmente innovativi. A 100 anni dalla sua fondazione, l’ILO è ancora un modello di governance internazionale.

L’ILO è esemplare sia per la sua struttura sia per le sue procedure di lavoro. La sua struttura tripartita costituisce, ancora oggi, uno dei punti di forza dell’ILO. Rappresenta un modello nella misura in cui una delle sfide principali della governance internazionale di oggigiorno è quella di coinvolgere tutti gli attori interessati.

I discorsi politici insistono enormemente sulla cooperazione internazionale. Nonostante ciò, la governance internazionale resta frammentata e poco efficace. Nei governi nazionali, come nelle organizzazioni multilaterali, i cambiamenti politici concreti hanno bisogno di grandi sforzi e di una profonda riorganizzazione istituzionale.

Viviamo in un mondo policentrico, nel quale i processi locali, nazionali, regionali e globali sono interconnessi. E in un mondo interconnesso, le decisioni di uno Stato hanno degli effetti sugli altri.

È la ragione per cui dobbiamo tendere ad una pluralizzazione del nostro modello di governance facendo spazio, accanto agli Stati nazione, anche ai governi locali, alle agenzie multilaterali, agli attori transnazionali, ai forum del mondo degli affari, alle organizzazioni non governative, alla società civili e ai difensori dei diritti umani.

La Svizzera ha anche sperimentato, come altri paesi, decenni di lotte di classe fino al 1936 quando le parti sociali hanno concluso un accordo di pace del lavoro, nel quale i lavoratori hanno rinunciato al diritto di sciopero in cambio del diritto alla contrattazione collettiva. Questa pace del lavoro si ispirava a meccanismi come il tripartismo e il dialogo, che hanno mostrato il loro valore e continuano a farlo all’interno dell’ILO.

Le infrastrutture istituzionali e culturali delle nostre società dovranno attraversare trasformazioni paragonabili a quelle della prima Rivoluzione industriale.
Signore e Signori, al di là della struttura, permettetemi di parlare ancora, e anche, della modernità della visione che è alla base della creazione dell’ILO investita della missione di assicurare la giustizia sociale e di garantire la pace universale, il cui mantenimento era stato affidato alla Società delle Nazioni. Questo aspetto è chiaramente esplicitato nella Costituzione di questa organizzazione che afferma “Una pace universale e duratura non può che essere fondata sulla giustizia sociale”.

All’inizio del XXI secolo, la questione della giustizia sociale è più che mai d’attualità. Permettetemi di sottolinearne le molteplici dimensioni. La giustizia sociale è innanzitutto il rispetto dei due principi fondamentali della Dichiarazione universale dei diritti umani. Il principio secondo il quale tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali, in dignità e diritti, e il principio per cui ogni individuo gode di eguali diritti e senza discriminazione alcuna, in particolare per motivi di razza, colore, sesso e lingua.

La giustizia sociale implica un diritto alla dignità e una reale eguaglianza di opportunità, presuppone che le popolazioni più povere abbiano la possibilità di migliorare la loro condizione e che le donne e gli uomini abbiano eguale accesso all’istruzione, alla sanità e a condizioni di vita dignitose. Per giustizia sociale, noi intendiamo anche eguale accesso alle risorse naturali e al loro sfruttamento. Il 25 per cento della popolazione mondiale consuma il 75 per cento delle risorse. Come possiamo disporre di acqua potabile, di cibo, di materie prime, di risorse naturali ed energetiche in quantità sufficiente e ad un costo accessibile per rispondere ai bisogni di ben 7 miliardi di esseri umani? Come possiamo rendere lo sviluppo sostenibile e cosa vuol dire giustizia sociale nel nostro secolo?

Quando parlo di giustizia sociale, mi riferisco anche ad una equità tra regioni del mondo e tra generazioni. La giustizia sociale è in effetti prerequisito per uno sviluppo sostenibile diffuso, fermo restando che il nostro stile di vita è tutt’altro che sostenibile, pertanto noi siamo necessariamente ingiusti nei confronti di alcune popolazioni del mondo. Perché? Perché il nostro modo di vivere non può essere esteso a tutti e perché non può essere tramandato alle generazioni future. E di conseguenza, le soluzioni che ricerchiamo devono essere giuste ed eque per tutto il pianeta.

In un mondo caratterizzato dall’integrazione economica e sociale, sarebbe illusorio immaginare che la giustizia si possa fermare alle frontiere nazionali o regionali. Dobbiamo ricercare soluzioni istituzionali e politiche a livello globale, per migliorare la situazione delle persone che vivono in condizioni di estrema povertà, nonché per assicurare che la distribuzione delle risorse e delle opportunità favorisca nel lungo periodo la libertà effettiva delle persone più vulnerabili, in qualsiasi punto del nostro pianeta.

Tutte le soluzioni che mirano ad una maggiore sostenibilità avranno un impatto variabile sulle persone e richiederanno una condivisione delle responsabilità tra generazioni. Una tale transizione richiede una responsabilità fondata sull’interesse collettivo della comunità nonché la disponibilità a riflettere insieme sui valori, le priorità e la giustizia.

Infine, la giustizia sociale richiede una sicurezza sociale di base. Secondo le stime, non più del 20% della popolazione mondiale in età lavorativa ha accesso ad un sistema di protezione sociale. Oltre a rappresentare una grave ingiustizia, ciò costituisce anche un pericolo per la stabilità economica. La protezione sociale è uno strumento fondamentale per attutire gli shock economici e per garantire una migliore solidità del sistema economico. Per questa ragione, tengo ad esprimere il pieno appoggio della Svizzera all’iniziativa Protezione sociale di Base (Social Protection Floor) sviluppata dall’ILO e dall’OMS.
Tengo inoltre a ringraziare fin d’ora la vostra assemblea che, senza dubbio, adotterà la Convenzione n. 189. L’approvazione di questa Convenzione aprirà ai 100 milioni di lavoratori domestici l’accesso a tutti i diritti economici e sociali. I lavoratori domestici verranno pertanto riconosciuti alla pari di ogni altra categoria di lavoratori e lavoratrici, con dei diritti, e una protezione giuridica e sociale.

L’ILO svolge un ruolo centrale nelle questioni internazionali relative all’occupazione e al lavoro e questo ruolo va rafforzato. L’ILO si deve impegnare corpo e anima in un approccio multilaterale coerente alle politiche economiche, sociali, commerciali e finanziarie, rafforzando gli strumenti che gli sono propri e incoraggiando il dialogo internazionale.

Non può esserci un governance mondiale equa senza l’ILO. Chiedo quindi, da questo podio, che l’ILO richieda lo status status di osservatore dell’OMC. Questa è la chiave che apre la porta ad una maggiore coerenza e ad una più stretta cooperazione tra le due istituzioni. Inoltre, sono fermamente convinta che il rispetto delle norme fondamentali del lavoro necessiti di un rafforzamento della politica normativa dell’ILO e dei suoi meccanismi di controllo delle norme, in modo da evitare interpretazioni divergenti o creare scelte politiche o economiche.

Ci dobbiamo impegnare con determinazione per favorire la chiarezza e la sicurezza del diritto, ad esempio attraverso la creazione di una istanza responsabile di esprimere il diritto. Vi invito a riflettere su questa questione al fine di rafforzare la sicurezza del diritto sociale internazionale di fronte alle altre regolamentazioni multilaterali.

L’impatto dei tali misure non si sentirà solo nel contesto internazionale, ma avrà delle conseguenze anche sul piano nazionale. Sono convinta che, se le procedure di controllo verranno semplificate, accelerate e rese più specifiche, le gravi violazioni delle norme non rimarranno lettera morta, in particolare nel caso in cui un paese traesse un indebito vantaggio politico o commerciale da tali violazioni.

La Svizzera sarà membro del Consiglio di amministrazione dell’ILO dal 2011 al 2014. Ringrazio gli Stati che hanno votato a favore del mio paese. Nel febbraio 2011 la Svizzera ha ratificato la Convenzione sul lavoro marittimo, adottata dalla vostra Conferenza nel 2006. Ho finalmente il piacere e l’onore di annunciare che le parti sociali svizzere si sono accordate perché la Svizzera ratifichi la Convenzione (n. 122) sulle politiche dell’occupazione del 1964. Accolgo con soddisfazione questo accordo tra le parti sociali che consentirà presto alla Svizzera, grazie alla ratifica, di portare il proprio contributo ad una migliore governance mondiale.

Con circa 190 convenzioni, l’ILO ha tessuto la trama delle giustizia sociale. Due recenti dichiarazioni, quella del 1998 sui principi e i diritti fondamentali nel lavoro, e quella del 2008 sulla giustizia sociale per una globalizzazione equa, costituiscono il coronamento di questa opera.

Accettando la Dichiarazione del 2008, gli Stati e i governi si sono impegnati a favore della ratifica e dell’applicazione universale delle norme fondamentali dell’ILO. Ma la sfida resta, rimane costante, ed è la ragione per cui vi invito a a non abbassare la guardia, a perseguire i vostri sforzi per conciliare giustizia, libertà e protezione sociale.

Intervento della Presidente della Confederazione Svizzera, Micheline CALMY-REY alla 100ª sessione della Conferenza internazionale del lavoro dell’ILO – mercoledì 15 giugno 2011

 
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