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08Nov2011
 
 

Oltre il PIL verso il BES: definire il Benessere Equo e Sostenibile

Negli ambienti più illuminati del dibattito economico mondiale è da molto tempo che si denuncia lo stato di “dittatura del PIL”, ovvero la presenza di un singolo indicatore, il Prodotto Interno Lordo (PIL) per l'appunto, che aggregando esclusivamente variabili di natura economica è da sempre l'unico metro di giudizio per valutare la crescita, il progresso e lo sviluppo di un paese.

Per ovviare a questa visione parziale ormai più di 10 anni fa le Nazioni Unite, sotto la guida dell'economista indiano Amartya Sen, elaboravano l'indice di sviluppo umano il quale racchiude tre dimensioni fondamentali: l'aspettativa di vita; il livello di istruzione e il reddito pro-capite. Un passo importante verso la diffusione di un nuovo modo di interpretare la realtà economica e i processi di sviluppo che ha subito un'ulteriore accelerazione di fronte agli effetti devastanti dell'attuale crisi economica e finanziaria.

Nel 2008, su iniziativa del Presidente francese, Nicolas Sarkozy, sono iniziati i lavori della Commissione per la misurazione della performance economica e del progresso sociale che, presieduta da Joseph Stiglitz, Jean-Paul Fitoussi e dallo stesso Sen, nel suo Rapporto conclusivo afferma: “Coloro che guidano l'economia e le nostre società sono come dei piloti che tentano di tracciare un percorso senza una bussola affidabile. Le decisioni che assumono dipendono da cosa scegliamo di misurare, da come lo misuriamo e dal modo in cui queste misurazioni sono comprese. Quando le statistiche su cui si basa l'azione sono mal concepite o non pienamente capite si rischia di agire quasi alla cieca”.

Anche in Italia il dibattito sui limiti del PIL sembra essere più che mai vivo e proficuo. Nel 2010 l'Istat e il Cnel hanno lanciato un'iniziativa congiunta volta a definire un indice di “Benessere Equo e Sostenibile” (BES) che integri indicatori economici, sociali e ambientali con misure di disuguaglianza e sostenibilità.

Pochi giorni fa i due Istituti hanno presentato le 12 dimensioni del BES (i cosiddetti domini) finora proposte dal “Gruppo di indirizzo sulla misura del progresso della società italiana”: ambiente; salute; benessere economico; istruzione e formazione; lavoro e conciliazione tempi di vita; relazioni sociali; sicurezza; benessere soggettivo; paesaggio e patrimonio culturale; ricerca e innovazione; qualità dei servizi; politica e istituzioni.

“La crisi economica ha accentuato il bisogno di trovare nuove metriche per la valutazione delle condizioni economiche, sociali e ambientali delle nostre collettività, anche per la diffusa convinzione che i parametri sui quali valutare lo sviluppo futuro saranno in parte diversi da quelli utilizzati nel passato”, hanno dichiarato il Presidente del Cnel, Antonio Marzano, e il Presidente dell'Istat, Enrico Giovannini.

“Il concetto di benessere”, aggiungono i due Presidenti, “cambia secondo tempi, luoghi e culture e non può quindi essere definito univocamente, ma solo attraverso un processo che coinvolga le società stesse. Il dibattito sulla misurazione del benessere ha dunque bisogno del contributo di tutti”.

Per questo motivo dal 4 novembre è stata aperta una consultazione pubblica per sondare le opinioni di esperti, rappresentanti della società civile e singoli cittadini italiani su questo tema, prima di giungere alla scelta definitiva dei domini del BES e alla selezione dei vari indicatori statistici.

Fra le principali dimensioni del benessere proposte dal Gruppo di Indirizzo Istat-Cnel vi è anche il lavoro in quanto “costituisce l’attività basilare di sostegno materiale e di realizzazione delle aspirazioni individuali”. Inoltre, “la piena e buona occupazione è uno dei parametri principali della stabilità economica, della coesione sociale e della qualità della vita; se l’occupazione svolge un ruolo centrale nel proteggere le famiglie dalla povertà, la disoccupazione di lunga durata è una delle cause della povertà con conseguente deterioramento degli standard di vita”.

Il dominio “lavoro e conciliazione tempi di vita” nasce con l'obiettivo di misurare sia la partecipazione al mercato del lavoro che la qualità del lavoro, qualificando i diversi segmenti dell’occupazione in relazione a diversi aspetti fra cui la stabilità del lavoro, il reddito, la sicurezza sul lavoro e la conciliazione tra tempi di lavoro, personali e familiari.

Una visione quella promossa da Cnel e Istat che si rifa al concetto di lavoro dignitoso dell'ILO, secondo cui non tutti i lavori sono dei buoni lavori e tutti gli uomini e le donne hanno diritto ad avere accesso ad un lavoro produttivo che sia svolto in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana. La definizione proposta per il BES rispecchia la posizione che l'ILO sostiene da molti anni: mettere in luce l'importanza dell'occupazione, con la sua dimensione quantitativa (posti di lavoro creati) e qualitativa (condizioni di lavoro), nella determinazione delle condizioni di esistenza degli individui.

Un'importanza che è emersa anche dall'indagine condotta dall'Istat su un campione di 45 mila persone, che sono state chiamate ad esprimere le proprie preferenze su una lista di 15 dimensioni del benessere individuale con un voto da 1 a 10. I punteggi più elevati sono stati riscossi dall'essere in buona salute (voto medio 9,7) e dall'assicurare un futuro ai figli (voto medio 9,3), ma al terzo e quarto posto troviamo due dimensioni correlate: avere un lavoro dignitoso e avere un reddito adeguato con un voto medio rispettivamente pari a 9,2 e 9,1.

 
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