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09Nov2011
 
 

Lavoratori migranti: capro espiatorio o risorsa irrinunciabile?

"L'attuale crisi economica e finanziaria globale ha serie implicazioni per i lavoratori migranti di tutto il mondo. L'esperienza del passato ci rende consapevoli che queste persone, specialmente le donne e gli irregolari, sono le più duramente colpite e le più vulnerabili in situazioni di crisi. Se l'impatto della crisi sui lavoratori migranti si deve ancora manifestare completamente, già vengono riferiti casi di licenziamento, peggioramento delle condizioni di lavoro tra cui tagli ai salari, crescita dei ritorni e riduzione dei consumi (...) È importante che i lavoratori migranti non diventino il capro espiatorio della crisi finanziaria ed economica in corso." Queste le parole del Direttore Generale dell'ILO, Juan Somavia, pronunciate in occasione della Giornata internazionale del migrante del 18 dicembre 2008.

A distanza di tre anni la fotografia del Primo Rapporto sull'economia dell'immigrazione in Italia, pubblicato ieri dalla Fondazione Leone Moressa con il supporto dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e del Ministero degli Affari Esteri, sembra confermare questa "profezia". Tra il 2008 e il 2010, il tasso di disoccupazione degli stranieri è aumentato di 3,5 punti percentuali (dal 8,1 % al 11,6 %), ovvero un disoccupato su quattro ha origini straniere. Inoltre, per la prima volta nel 2010, il flusso delle rimesse in uscita dall'Italia ha registrato un calo del 5,4% rispetto all'anno precedente.

In realtà la crisi non ha fatto altro che aggravare una situazione già penalizzante per i lavoratori migranti, soprattutto dal punto di vista retributivo. Secondo il Rapporto, infatti, un dipendente straniero guadagna in media 987 € mensili netti, quasi 300 € in meno rispetto ai colleghi italiani. Questa disparità è più evidente nel Sud Italia dove, in Regioni come la Basilicata o la Calabria, i dipendenti stranieri guadagnano rispettivamente il 42% e il 40,8% in meno degli italiani. Secondo i ricercatori, la maggiore esposizione dei lavoratori migranti agli effetti della crisi, può essere imputata ad alcune caratteristiche tra cui la giovane età dei migranti, ma anche il tipo di occupazione. Infatti, il 18,1 % del totale degli stranieri è impiegato nel settore delle costruzioni, uno dei più colpiti dalla crisi, o sono impiegati in aziende di piccole dimensioni e quindi più esposte alla crisi.

Dato significativo è quello relativo al livello di povertà. Nel 2008, il 37,9% delle famiglie straniere viveva al di sotto della soglia di povertà, contro il 12,1% delle famiglie italiane. Già tre anni fa, quindi, la vulnerabilità economica delle famiglie straniere era particolarmente elevata e, con la crisi, i rischi connessi alla povertà e all’emarginazione sociale potrebbero essere aumentati in maniera preoccupante.

Benché particolarmente colpiti dalla crisi economica, pagati meno e impoveriti, i lavoratori stranieri in Italia rappresentano il 9,1% degli occupati, perlopiù dipendenti (86%), hanno dichiarato nel 2009 oltre 40 miliardi di euro l'anno (ovvero il 5,1% del reddito complessivo dichiarato in Italia) e pagato quasi 6 miliardi di euro di Irpef (pari al 4,1% dell'intero Irpef pagato a livello nazionale). Si tratta di oltre 3 milioni di contribuenti nati all'estero (circa il 7,9% dei contribuenti totali) provenienti perlopiù da Romania, Albania e Marocco.

Abbiamo chiesto un commento sul Rapporto a José Angel Oropeza, Direttore dell'Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell'OIM: "Dal Rapporto della Fondazione Moressa emerge un'asimmetria strutturale: i lavoratori immigrati hanno dato e danno molto all'Italia, e il loro contributo è cresciuto negli anni, ma hanno ricevuto e ricevono poco e quanto la società italiana offre loro, almeno dal punto di vista economico, è diminuito negli anni". Secondo Oropeza, inoltre, il dato sulle rimesse è particolarmente preoccupante in quanto "per la prima volta registra una tendenza negativa. Un dato che rispecchia il momento di crisi che vive l'Italia e che ci stimola a continuare a coinvolgere le istituzioni politiche e finanziarie a favorire una riduzione dei costi di trasferimenti di denaro verso i paesi di origine."

Non c'è dubbio, secondo il Rapporto, i lavoratori migranti sono "Un valore economico per la società". Basti pensare che, secondo dati 2011 di Unioncamere, nel 2009 gli stranieri regolarmente residenti in Italia hanno contribuito per l’12,1% alla creazione del Pil attraverso il lavoro dipendente e autonomo, un valore che si aggira attorno ai 165 miliardi di euro.

In conclusione, l'immigrazione non solo arrichisce le società dal punto di vista socio-culturale ma rappresenta una risorsa, irrinunciabile, anche dal punto di vista economico. Ragion per cui, raccomanda il Rapporto della Fondazione, "La crisi può quindi diventare un'occasione per interrogarsi sulle attuali politiche migratorie in Italia e per valutare la loro effettiva capacità di includere gli stranieri nel tessuto sociale da un lato, e di valorizzarne le potenzialità e le risorse dall'altro. Ciò presuppone una riflessione approfondita sul ruolo dell'immigrazione per lo sviluppo economico e sociale del Paese".

Nel messaggio per la Giornata internazionale del migrante del 2010, Somavia concludeva "Per rispondere ai bisogni economici, per garantire la produttività e la competitività e per migliorare il benessere in un mondo globalizzato sarà indispensabile tenere conto della migrazione e delle diversità. Far sì che la migrazione sia una strada verso il lavoro dignitoso costituirà un indicatore chiave dei progressi compiuti per la costruzione di economie e società fondate sulla giustizia sociale.” Sarà anche questa una profezia? In questo caso ce lo auguriamo.

 
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