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01Dic2011
 
 

Giornata Mondiale contro l'AIDS 2011: obiettivo zero

Mentre oggi si celebra la Giornata Mondiale contro l’AIDS, i risultati dell'ultimo Rapporto del Programma delle Nazioni Unite sull'HIV/AIDS (UNAIDS) offrono un segnale di speranza: il 2011 è stato un anno di svolta nella lotta a questa epidemia, con dei progressi senza precedenti nel campo della scienza, della leadership politica e dei risultati.

Nel 2011 le nuove infezioni da HIV e le morti per AIDS hanno raggiunto i loro minimi storici riducendosi del 21% rispetto al picco dell'epidemia. “Anche se versiamo in una crisi finanziaria molto dura, i governi hanno raggiunto importanti risultati”, ha dichiarato il Direttore Esecutivo di UNAIDS, Michel Sidibé, “abbiamo assistito ad un notevole incremento nell'accesso ai trattamenti dell'HIV e ciò ha avuto uno spettacolare effetto sulle vite delle persone in tutto il mondo”.

In particolare, si legge nel Rapporto, nei paesi a basso e medio reddito il 47% delle persone idonee ai trattamenti ha potuto usufruire delle terapie antiretrovirali nel 2010, con un aumento rispetto all'anno precedente di 1,35 milioni di individui. Un importante passo avanti verso il raggiungimento del primo dei tre obiettivi della strategia di UNAIDS per i prossimi cinque anni, che al motto di “Obiettivo Zero” mira a raggiungere “Zero nuove infezioni da HIV, Zero discriminazioni, e Zero morti di AIDS”.

Nonostante i progressi compiuti, si tratta di obiettivi ambiziosi. Basti pensare che, secondo le stime, nel 2010 circa 34 milioni persone erano affette dal virus dell'HIV in tutto il mondo e 1,8 milioni di persone sono morte per malattie AIDS correlate.

Tuttavia, anche di fronte alla gravità della situazione a livello mondiale, il declino del numero di nuove infezioni da HIV non può essere sottovalutato. Questo risultato è stato favorito anche da un diffuso cambiamento nei comportamenti sessuali degli individui, sopratutto dei giovani, che ha visto la riduzione dei partner occasionali, l'incremento dell'utilizzo del profilattico e la scelta di diventare sessualmente attivi in età più avanzata.

Non a caso fra i dati più incoraggianti vi è la minore diffusione del virus dell'HIV fra le giovani generazioni. Si tratta di una riduzione che ha interessato almeno 21 dei 24 paesi che presentano un'incidenza del virus sul totale della popolazione dell'1% e che in Burkina Faso, Congo, Ghana, Nigeria e Togo è stata addirittura pari al 25%.

A proposito dell'importanza di adottare comportamenti sessuali responsabili la LILA (Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids) ha lanciato oggi una campagna nazionale di sensibilizzazione e prevenzione dal titolo “Aids. Proteggiti semplicemente”. L'intento è rompere quello che ancora oggi per molti rimane un tabù ovvero promuovere l'utilizzo del profilattico, “la strada più naturale per difendersi”.

Al di là delle scelte individuali anche una realtà collettiva come il luogo di lavoro può giocare un ruolo cruciale nella prevenzione all'HIV/AIDS. Come sottolineato dal Direttore Generale dell'ILO, Juan Somavia, nel suo messaggio in occasione della Giornata odierna si tratta di un “contesto ideale in cui con più facilità si possono raggiungere le lavoratrici e i lavoratori con programmi di prevenzione e di trattamento sia nell’economia formale che informale”.

Oggi il 90% delle persone colpite dal virus HIV sono in piena età lavorativa (15-49 anni), il luogo di lavoro rappresenta quindi un punto di partenza obbligato per facilitare l’accesso alla prevenzione, ai trattamenti, alle cure e ai servizi di sostegno.

Inoltre, attraverso relazioni di lavoro sane è possibile combattere lo stigma e i pregiudizi che troppo spesso caratterizzano la vita quotidiana delle persone affette dall'HIV/AIDS. Proprio il luogo di lavoro può divenire allo stesso tempo soluzione e causa di discriminazione: sono frequenti i casi di disparità di trattamento nei confronti di persone affette dall'HIV/AIDS, o presunte tali, per quanto riguarda l'accesso all’occupazione, i termini e le condizioni di lavoro nonché il diritto a mantenere il proprio impiego.

La rilevanza del mondo del lavoro nella lotta a questa epidemia moderna è ben espressa nella Raccomandazione sull’HIV/AIDS adottata dall'ILO nel 2010, importante strumento normativo che si basa sui principi chiave contenuti nel Codice di condotta sull'HIV/AIDS e il mondo del lavoro ampliandone la portata. Attraverso lo sviluppo, l'adozione e l'attuazione sul luogo di lavoro di politiche e programmi sull’HIV/AIDS si vuole garantire l'accesso di tutti i lavoratori alle misure di prevenzione, cura e supporto. Queste iniziative devono essere integrate alle strategie nazionali di risposta all'AIDS e devono rispettare i principi di: non discriminazione; uguaglianza di genere; prevenzione di tutte le forme di trasmissione del virus; accesso universale alle cure; confidenzialità; adattamento dell'attività lavorativa; salute e sicurezza; e dialogo sociale.

La Raccomandazione si rivolge a tutti gli attori del mondo del lavoro, in particolare ai sindacati e ai datori di lavoro, affinché diventino gli attori chiave della risposta all’HIV/AIDS a livello internazionale, regionale e nazionale.

D'altronde, come ha ricordato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, subito dopo l'adozione della Dichiarazione Politica sull’HIV/AIDS da parte dell'Assemblea Generale a giugno di quest'anno: “I governi, le associazioni di persone affette dall'HIV, le organizzazioni della società civile, il settore privato e le Organizzazioni Internazionali devono raddoppiare i loro sforzi. Solo attraverso la solidarietà globale possiamo porre fine a questa epidemia una volta per tutte”.

 
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