Il dibattito tra religioni e lILO: uno strumento per la pace e la giustizia sociale

“Il primo passo di un viaggio comune che porterà ad una nuova era di giustizia sociale fondata sui nostri valori comuni”, queste le parole con le quali il Direttore Generale dell’ILO, Juan Somavia ha presentato pochi giorni fa la nuova pubblicazione “Convergenze: lavoro dignitoso e giustizia sociale nelle tradizioni religiose”, frutto di un confronto “interreligioso” con i rappresentanti delle diverse religioni della tradizione cattolica, protestante, islamica, ebrea e buddista, che si sono confrontati sui temi del lavoro e della giustizia sociale.
I seminari interreligiosi si sono tenuti negli ultimi dieci anni in tutto il mondo: a Ginevra, ad Addis Abeba, a Santiago e infine a Dakar. Il testo è frutto della collaborazione tra il Consiglio mondiale delle Chiese per la tradizione cristiana, il Pontificio Consiglio della giustizia e della pace per la Chiesa Cattolica e l’Organizzazione Islamica Internazionale (Isesco) per la parte musulmana. Il testo è stato poi arricchito dall’esperienza dell’Unione Buddista Europea e dall’Università Yeshiva di New York per la tradizione ebraica.
Punti centrali del dialogo interreligioso sono il lavoro dignitoso e la giustizia sociale, principi contenuti nella visionaria Costituzione dell’ILO del 1919 che recita “ Una pace universale e duratura può essere stabilita solo se fondata sulla giustizia sociale”. Con queste parole l’ILO, dopo i disastri della prima Guerra Mondiale, riconosceva che la pace non poteva essere ridotta ad una mera assenza della guerra e che fondamentale in quel momento era preservare la dignità umana combattendo contro la miseria e l’iniquità. A quei tempi, l’ILO rappresentava le speranze e le promesse di un sistema economico che avrebbe dovuto portare giustizia sociale attraverso il lavoro, il nuovo propulsore dell’economia e della società.
La missione dell’organizzazione si trovava proprio nel concetto di lavoro dignitoso. Questo concetto si è trasformato in più di novant’anni di storia seguendo i ritmi frenetici dell’economia di mercato, la globalizzazione, l’impatto delle nuove tecnologie e l’ondata d’internazionalizzazione di aziende e processi. Durante l’ultima decade il mondo ha vissuto le ripercussioni di questo sistema e , dopo la Grande Depressione, è arrivata la crisi del 2007/2008. “ Le persone” come ha sostenuto Somavia, “hanno percepito di essere troppo piccole per contare qualcosa, che anche la dignità umana conta poco e che la globalizzazione non conosce etica”.
I risultati negativi sono evidenti nel mondo del lavoro, nei bassi salari e nelle condizioni di lavoro precario, nella disoccupazione che ha raggiunto i 200 milioni di persone, come dimostrato dai dati del Rapporto dell’ILO sulle tendenze globali dell’occupazione 2012, nell’inarrestabile disoccupazione giovanile, nell’insufficiente protezione sociale e nella maggiore vulnerabilità dei paesi agli shock esterni.
La recente crisi sociale e finanziaria ha creato nuove sfide ed è su questa scia che nel 2008 l’ILO, nella Dichiarazione sulla Giustizia Sociale per una Globalizzazione Giusta, ha riaffermato i valori fondamentali della libertà, della dignità umana, della giustizia sociale, della sicurezza e del lavoro.
Riflettendo sul suo ruolo a livello internazionale, è su questi temi che l’ILO non ha mai smesso di promuovere il dialogo. Tra questi, quello interreligioso ha costituito un importante strumento per costruire la pace e la giustizia sia a livello nazionale che internazionale.
Il testo “Convergenze: lavoro decente e giustizia sociale nelle tradizioni religiose” offre le diverse prospettive della tradizione religiosa cattolica, protestante, islamica, ebrea e buddista. Il significato del lavoro, la solidarietà, la sicurezza e la giustizia sociale sono i temi trattati nel testo, insieme agli obiettivi dell’Agenda del Lavoro Dignitoso quali occupazione, protezione e dialogo sociale, lotta al lavoro forzato e minorile, libertà di associazionismo ed eliminazione della discriminazione.
Il primo tema trattato è il significato del lavoro. Per i cattolici e per i protestanti l’immagine di Dio si può trovare in ogni persona, per questa ragione ognuno deve essere trattato con dignità e così il suo lavoro. Uomini e donne collaborano con Dio in una relazione in cui fanno parte della creazione, della natura, dell’ambiente e di ciò che “si vede e non si vede”. Tutte le attività umane, dall’agricoltura all’industria, dai servizi alla pubblica amministrazione, sono parti di questa relazione. Il soggetto del lavoro è l’essere umano per cui, citando le parole di Papa Giovanni Paolo II, non si può pensare al lavoro come a un prodotto o a una “merce”.
L’equivalente arabo del lavoro è “camal”. Il Corano dice che “con chi ha creduto e lavorato davvero con rettitudine, Allah sarà più benevolo”. Nella tradizione ebraica il lavoro è sia un privilegio, sia un dovere. Il lavoro è un diritto fondamentale per assicurarsi l’auto-sostentamento, contribuire al mondo di oggi e anche un modo per servire e glorificare Dio. I Buddisti riconoscono diverse funzioni al lavoro: la prima è l’atto di generosità verso i figli riconosciuto nel rendersi economicamente indipendenti e anche un mezzo indispensabile per lo sviluppo e la crescita personale. Solo attraverso la tensione che si trova nel lavoro, nella famiglia, nell’economia e la politica è possibile conoscere la verità degli insegnamenti di Buddah.
“Il processo di dialogo che abbiamo intrapreso” ha concluso Somavia “mira a restaurare gli equilibri persi e a creare ponti affinché i valori umani contino nelle scelte politiche”.