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10Apr2012
 
 

Con la crisi si riduce l'aiuto allo sviluppo

"Non utilizzare la crisi come scusa per ridurre i contributi alla cooperazione allo sviluppo". Questo il monito di Angel Gurría, Segretario Generale dell'OCSE, di fronte ai dati 2011 sugli aiuti pubblici allo sviluppo (APS) che hanno registrato un calo del 2,7% rispetto al 2010, il primo dal 1997. “Gli aiuti rappresentano solo un parte del totale dei trasferimenti finanziari verso i paesi a basso reddito, ma in tempi di crisi economica si aggiungono alla riduzione degli investimenti e delle esportazioni” ha dichiarato Gurría che esorta i paesi donatori a mantenere i loro impegni. I paesi in via di sviluppo stanno subendo le ripercussioni della crisi economica e, nel corso dei prossimi anni, gli ulteriori tagli di budget previsti nei paesi OCSE influiranno inevitabilmente sui livelli degli aiuti.

Nel 2011, i membri del Comitato per gli aiuti allo sviluppo (Development Assistance Committee - DAC) dell'OCSE hanno versato 133,5 miliardi di dollari in aiuti pubblici, pari allo 0,31% de loro Reddito Nazionale Lordo (RNL) rispetto allo 0,32% del 2010. Sul totale netto degli aiuti, è stato registrato un calo del 4,5% dei finanziamenti bilaterali a programmi e progetti di cooperazione tecnica. Benché nell'Africa sub-Sahariana gli aiuti bilaterali siano diminuiti dello 0,9% rispetto al 2010, il continente africano nel suo complesso ha visto un incremento dello 0,9% dovuto ai maggiori finanziamenti destinati ai paesi del Nord Africa a seguito delle rivoluzioni nella regione. Decisamente peggio per il gruppo di paesi meno avanzati (Least Developed Countries – LDCs) che ha visto una riduzione di quasi il 9%.

Nel 2011, ai primi posti tra i donatori più generosi per volume di aiuti: Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Francia e Giappone. Danimarca, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia continuano a superare l'obiettivo fissato dalle Nazioni Unite dello 0,7% del loro RNL destinato agli aiuti. In termini reali, gli aumenti più consistenti di APS sono stati registrati in Italia (+33%), Nuova Zelanda, Svezia e Svizzera. I tagli più significativi invece nei paesi colpiti maggiormente dalla crisi tra cui Grecia (- 39,3%) e Spagna (-32,7 %). Nell'insieme dei paesi membri del DAC, i paesi del G7 hanno contribuito con il 69% degli aiuti e i paesi dell'UE con il 54%.

Il dato positivo italiano per volume di aiuti è, secondo l'organizzazione parigina, imputabile ad un aumento degli accordi di cancellazione del debito, insieme a un'impennata degli arrivi di rifugiati e migranti dal Nord Africa. Inoltre, se si guarda al rapporto aiuto pubblico/RNL, l'Italia è ben lontana dall'obiettivo dello 0,7% e si classifica quartultima nella graduatoria con lo 0,19%.

Anche gli Stati Uniti, nonostante siano al primo posto per volume di aiuti, non fanno una bella figura in termini di rapporto tra aiuto pubblico e RNL e si classificano appena prima dell'Italia con lo 0,20%.

Sta di fatto che, nonostante la crisi, l'UE e i suoi 27 Stati membri rimangono il donatore più generoso del mondo con 53 miliardi di dollari destinati all'aiuto allo sviluppo nel 2011, ovvero più della metà del totale. “L'aiuto allo sviluppo non è solo una questione di solidarietà, ma anche un investimento per un mondo più sicuro e più prospero” ha dichiarato Andris Piebalgs, Commissario europeo per lo sviluppo che, appellandosi agli Stati membri dell'UE ha chiesto di “riaffermare il loro impegno per il raggiungimento dell'obiettivo dello 0,7% del RNL entro il 2015”.

Comunque, al di là delle classifiche, il dato che conta è la pericolosa tendenza al ribasso degli aiuti destinati ai Paesi in via di sviluppo. Una tendenza imputabile, secondo l'OCSE, alle misure di austerità adottate dai paesi membri del DAC come conseguenza della crisi economica. E se da un lato i Paesi devono fare maggiori sforzi per rispettare i loro impegni, dall'altro è estremamente importante rendere più efficaci questi aiuti attraverso delle partnership più forti tra i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo e attraverso il coinvolgimento di altri attori non governativi. La nuova partnership globale creata a Busan, la nuova strategia di sviluppo dell'OCSE che sarà pubblicata a maggio, le Partnership Pubblico-Privato (PPP) dell'ILO e altre iniziative aprono una nuova strada per il futuro della cooperazione allo sviluppo.

 
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