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23Apr2012
 
 

Ripensare le politiche per una globalizzazione sostenibile e inclusiva

Sono 430 i miliardi di dollari che i leader del G20 hanno deciso di mettere a disposizione del FMI per rafforzare le misure anticrisi ma, nonostante questa robusta iniezione di liquidità, Juan Somavia, direttore dell'ILO, mette in guardia dal ripetere gli stessi errori del passato: le previsioni occupazionali per il 2012 e il 2013 sono pessime ed è oramai evidente come ci sia bisogno di un “ripensamento delle attuali politiche in modo che la ripresa abbia un impatto reale sulla vita delle persone”.

L'organismo internazionale guidato da Christine Lagarde ha visto dunque praticamente raddoppiare la sua capacità di prestito in occasione degli Spring Meetings della Banca Mondiale e dello stesso FMI, organizzato a Washington dal 20 al 22 aprile. Sono ora circa mille, complessivamente, i miliardi di dollari che il Fondo può mettere sul tavolo per tranquillizzare i mercati e per eventuali interventi di emergenza. Si tratta di risorse a disposizione di tutti i paesi membri del FMI, come ha sottolineato la stessa Lagarde, e che intendono favorire la stabilità finanziaria globale e la ripresa economica. Obiettivi non facilmente raggiungibili considerando che, nello stesso comunicato finale del G20, la ripresa economica globale è definita come “modesta”. Fra le questioni più preoccupanti, l'alto tasso di disoccupazione globale e l'alto prezzo del petrolio mentre continua ad allarmare, in particolare, la situazione dell'Europa. Insomma, il firewall è senz'altro uno strumento utile ma i problemi strutturali che rallentano la crescita rimangono sostanzialmente irrisolti.

E' proprio sul tema della crescita che i sindacati internazionali dell'ITUC sono intervenuti chiedendo maggiori investimenti nel settore dell'economia verde. Investendo il 2% del PIL di sei paesi del G20 nel settore delle energie rinnovabili, argomentano i sindacati, si potrebbero creare circa 42 milioni di posti di lavoro nei prossimi cinque anni. Sono questi i risultati dello studio pubblicato dall'Istituto di ricerca indipendente Millenium Institute che l'ITUC recapita direttamente a Washington: “Se il 2% del pil di appena sei paesi del G20 può generare 42 milioni di posti nei prossimi cinque anni, - ha dichiarato Sharan Burrow, segretario generale dell'ITUC – quanti ne potremmo veder creati se tutti i paesi del G20 adottassero le stesse misure?”. I sindacati internazionali hanno inoltre reiterato la loro richiesta per la regolamentazione del settore della finanza e per l'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie che potrebbe fruttare 620 miliardi di dollari all'anno da utilizzare in investimenti produttivi e nella creazione di nuovi posti di lavoro. Nuovi investimenti per la creazione di occupazione di qualità rappresenta dunque la proposta dei sindacati che trova l'appoggio del TUAC, il comitato sindacale consultivo dell'OCSE: “I ministri delle finanze del G20 – ha detto John Evans, segretario generale del TUAC – devono passare dalla fase dell'austerity, che sta creando disperazione, alla fase della crescita e della creazione di occupazione; rimettere la gente, e in particolare i giovani, al lavoro è l'unico modo di evitare la detonazione di una bomba a orologeria sociale”.

Anche il direttore generale dell'ILO, Juan Somavia, è convinto che per invertire la rotta siano necessari cambiamenti in grado di ridisegnare i processi di globalizzazione in modo “sostenibile e inclusivo”. In un messaggio indirizzato ai partecipanti degli Spring meetings, Somavia elenca le maggiori criticità sulla strada della ripresa a partire dal ruolo della finanza: “Industriali e lavoratori – spiega il direttore generale dell'ILO – sono sotto pressione per mantenere la competitività aumentando la produzione e riducendo i costi ma gli sforzi degli attori dell'economia reale possono essere vanificati troppo facilmente dalle fluttuazioni derivanti dalle turbolenze dei mercati finanziari; sono urgenti riforme al settore finanziario per metterlo al servizio dell'economia reale”.

La situazione è d'altro canto critica considerando che 900 milioni di persone nel mondo guadagnano meno di due dollari al giorno e 200 milioni sono senza lavoro mentre le previsioni per il prossimo futuro non inducono all'ottimismo: “Le ultime previsioni del FMI – si legge nel messaggio di Somavia – suggeriscono che ci potrebbe essere un leggero miglioramento nei tassi di crescita nell'ultima parte del 2012 e nel 2013 ma ciò non sarebbe sufficiente per avere un impatto sulla crisi del mercato occupazionale; è giunto il momento di ripensare le politiche di intervento”.

Per Somavia è inoltre necessario considerare l'alto grado di frustrazione delle persone che vedono i loro governi più attenti alle esigenze dei mercati finanziari che a quelle dei cittadini e ripartire dalle indicazioni contenute nel Patto Globale per l'Occupazione lanciato dall'ILO nel 2009: “Le banche – ha concluso Somavia - sono considerate troppo grandi per fallire e le persone troppo piccole per avere voce in capitolo; è necessario generare 40 milioni di posti di lavoro all'anno nei prossimi dieci anni”.

In concomitanza con gli Spring Meetings di Washington, l'ILO e la Banca Mondiale hanno pubblicato un rapporto congiunto che analizza le politiche adottate dai governi per fronteggiare la crisi occupazionale.

 
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