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30Apr2012
 
 

ILO: nessuna ripresa in vista per i mercati del lavoro

Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), nonostante in alcune regioni vi siano segnali di una ripresa economica, la situazione dell’occupazione a livello globale è allarmante e non si intravedono miglioramenti nel prossimo futuro.

Secondo il rapporto World of Work Report 2012: Better Jobs for a Better Economy (Rapporto globale sul mondo del lavoro: lavori migliori per una economia migliore), mancano ancora circa 50 milioni di posti di lavoro a livello globale rispetto alla situazione pre-crisi e si sta profilando una nuova e più problematica fase della crisi globale dell’occupazione.

Innanzitutto, questo è dovuto al fatto che molti governi, specialmente nelle economie avanzate, hanno dato priorità a una combinazione di misure di austerità e di riforme drastiche del mercato del lavoro. Il rapporto precisa che queste misure hanno delle conseguenze disastrose sui mercati del lavoro in generale e sulla creazione di posti di lavoro in particolare. Nella maggior parte dei casi, questi provvedimenti non hanno portato ad una riduzione dei deficit.

“Il peso eccessivo che molti paesi dell’eurozona attribuiscono all’austerità fiscale sta peggiorando la crisi dell’occupazione e potrebbe portare ad un’altra recessione in Europa”, ha dichiarato Raymond Torres, Direttore dell’Istituto Internazionale di Studi Sociali dell’ILO e principale autore del Rapporto.

“I paesi che hanno optato per politiche a favore della creazione di occupazione hanno ottenuto risultati migliori in termini economici e sociali” ha aggiunto Torres. “Molti di questi paesi sono diventati più competitivi e hanno superato la crisi meglio di quelli che hanno optato per l’austerità. Potremmo studiare con più attenzione quello che è accaduto in questi paesi e trarne degli insegnamenti”.

Secondo, nelle economie avanzate, molte persone in cerca di lavoro sono scoraggiate e stanno perdendo le competenze acquisite, il che pregiudica ulteriormente le loro possibilità di trovare un nuovo impiego. Inoltre, l’accesso limitato al credito da parte delle piccole imprese contribuisce a ridurre i loro investimenti impedendogli di creare nuovi posti di lavoro. In questi paesi, in particolare in Europa, non è prevista la ripresa dell’occupazione fino alla fine del 2016, a meno che le politiche non cambino radicalmente direzione.

Terzo, nelle economie più avanzate, molti dei nuovi posti di lavoro sono precari. Forme di lavoro non-standard sono in crescita in 26 dei 50 paesi di cui sono disponibili i dati. Ci sono, tuttavia, alcuni paesi che sono stati capaci di creare nuovi impieghi migliorando, al tempo stesso, la qualità dell’occupazione, o quantomeno uno dei suoi aspetti. È il caso del Brasile, dell’Indonesia e dell’Uruguay, dove i tassi di occupazione sono aumentati mentre l’incidenza del lavoro informale è diminuita. Questo è dovuto principalmente all’introduzione di efficaci politiche sociali e del lavoro.

Quarto, le tensioni sociali si sono acuite in molte parti del mondo e potrebbero verificarsi ulteriori disordini. Secondo l'indice del disagio sociale (Social Unrest Index) contenuto nel rapporto, in 57 paesi su 106 i rischi di tensioni sociali nel 2011 sono aumentati rispetto al 2010. Le regioni più a rischio sono l’Africa sub-Sahariana, il Medio Oriente e l’Africa del Nord.

Il rapporto sostiene che l’austerità fiscale associata alla deregolamentazione del mercato del lavoro non favorirà la creazione di occupazione a breve termine. In generale, non esiste un chiaro legame tra riforme del mercato del lavoro ed migliori livelli occupazionali. Inoltre, alcune recenti riforme – in particolare in Europa – hanno ridotto la stabilità del lavoro, hanno contribuito ad accrescere le disuguaglianze e hanno fallito nell’intento di creare posti di lavoro.

Tuttavia, secondo il rapporto, nelle economie avanzate l’adozione di una combinazione di politiche a favore della creazione di occupazione, insieme all’alleggerimento fiscale e all’aumento degli investimenti pubblici e delle prestazioni sociali, potrebbe creare circa 2 milioni di nuovi posti di lavoro nel corso del prossimo anno.

Altri risultati importanti del rapporto

- Dal 2007, tra le economie avanzate, i tassi di occupazione sono aumentati solo in 6 paesi su 36 (Austria, Germania, Israele, Lussemburgo, Malta e Polonia).

- I tassi di disoccupazione giovanile sono aumentati nell’80% delle economie avanzate e nei due terzi dei paesi in via di sviluppo.

- I tassi di povertà sono aumentati nella metà delle economie sviluppate e in un terzo di quelle in via di sviluppo, mentre le disuguaglianze sono cresciute nella metà delle economie sviluppate e in un quarto delle economie in via di sviluppo.

- In media, oltre il 40 % delle persone in cerca di un lavoro nelle economie avanzate sono rimaste disoccupate per oltre un anno. Nella maggioranza dei paesi in via di sviluppo si è verificata una riduzione dei tassi di disoccupazione di lunga durata e di inattività.

- Il lavoro a tempo parziale forzato è aumentato nei due terzi delle economie avanzate. Anche il lavoro temporaneo è cresciuto in più della metà di questi paesi.

- La percentuale di lavoro informale supera il 40% nei due terzi dei paesi emergenti e in via di sviluppo.

- In 26 paesi su 40, dei quali sono disponibili informazioni, la percentuale di lavoratori protetti da un contratto collettivo è scesa tra il 2000 e il 2009.

- Durante la crisi, il 28% di un numero selezionato di paesi emergenti e in via di sviluppo ha adottato politiche volte a ridurre le prestazioni sociali, contro il 65% delle economie avanzate.

- Gli investimenti globali, che hanno raggiunto il 19,8% del PIL nel 2010, restano a 3,1 punti percentuali al di sotto della media storica, con una tendenza al ribasso più pronunciata nelle economie avanzate. In tutte le regioni, la crisi ha colpito in misura sproporzionata gli investimenti delle piccole imprese.

 
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