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23Mag2012
 
 

Parte il Forum dell'ILO sull'occupazione giovanile

A livello globale, nel 2012 saranno 75 milioni i giovani disoccupati tra i 15 e i 24 anni, un aumento di circa 4 milioni dal 2007. Il tasso globale della disoccupazione giovanile rimane, quindi, nel 2012 al suo massimo livello dall’inizio della crisi e non ci si aspetta una diminuzione almeno fino al 2016.

Uno scenario decisamente negativo quello presentato dall'Organizzazione nel suo rapporto 2012 alla vigilia del Forum internazionale sull'occupazione giovanile iniziato oggi a Ginevra e al quale partecipano circa 100 ragazzi e ragazze provenienti da tutto il mondo. Nel suo discorso di apertura, il Direttore Generale dell'ILO, Juan Somavia, ha avvertito che sta crescendo il malcontento tra la gente per il modo in cui la crisi viene affrontata in Europa. “Molti paesi europei sono bloccati in una recessione aggravata dall'austerità, guardano alla crisi solo da un punto di vista finanziario, mentre la gente chiede “cosa ne sarà di noi? Stiamo pagando il costo di una crisi di cui non siamo responsabili”, ha dichiarato Somavia sollecitando i giovani presenti a continuare nella loro battaglia per rendere la società migliore.

Il Forum, che concluderà i suoi lavori il 25 maggio, avrà il compito di riassumere in un documento le principali questioni emerse nei tre giorni di lavori. Il documento sarà poi presentato alla Commissione sull'occupazione giovanile nel corso della Conferenza internazionale del lavoro che si terrà a giugno.

Ritornando al rapporto 2012, al di là dei dati generali, l'analisi dell'ILO mette in evidenza peculiarità della disoccupazione giovanile che destano preoccupazione e sollecita l'adozione di misure specifiche per affrontarle.

Innanzitutto, il rischio per molti giovani di rimanere confinati in lavori temporanei e di bassa produttività. Dall'inizio della crisi il numero di giovani lavoratori con contratti temporanei è quasi raddoppiato. Tra il 2008 e il 2011, la percentuale di contratti temporanei nella fascia d'età 15-24 è aumentata di 0,9 punti percentuali l'anno, a seguito di una crescita annuale tra il 2000 e il 2008 di 0,5 punti percentuali. Per gli adulti, invece, questa percentuale è rimasta pressoché invariata.

Già nel 2000, i giovani europei avevano quattro probabilità in più degli adulti di essere lavoratori temporanei che, in percentuale, vuol dire il 35,2 per cento di giovani contro l'8,9 per cento di adulti con più di 25 anni di età. Certamente, sottolinea il rapporto, il contratto temporaneo può essere vantaggioso per molti giovani se pensiamo che, nel 2010, il 41,3 per cento dei giovani con contratti temporanei era costituito da studenti.

Nonostante ciò, l'utilizzo crescente del lavoro temporaneo come ultima alternativa, in particolare nelle economie avanzate, è confermato dal fatto che più di un giovane su tre afferma di non riuscire a trovare un impiego permanente e nel periodo 2008-2010 questa percentuale è passata dal 36,3 per cento al 37,1.

Il rapporto dell'ILO propone una serie di politiche attive del mercato del lavoro che i paesi potrebbero adottare per promuovere il lavoro dignitoso tra cui: sviluppo di servizi pubblici per l'impiego, sussidi ai salari e alla formazione, incentivi fiscali per favorire l'assunzione dei giovani da parte dei datori di lavoro, programmi di imprenditorialità che integrino la formazione professionale, l'orientamento e l'accesso al credito.

Il secondo aspetto messo in evidenza dal rapporto è la questione, preoccupante, dei NEET (not in employment, education or training). Questa categoria costituisce circa il 10 per cento dei giovani e l'aumento significativo a seguito della crisi in molti paesi industrializzati testimonia un crescente distacco di questi giovani dal mercato del lavoro. Se i giovani sono economicamente inattivi perché studiano o si stanno formando vuol dire che stanno investendo in competenze che potranno migliorare la loro occupabilità futura, ma i NEET rischiano l'esclusione sia dal mercato del lavoro che dalla società.

Nei paesi dell'Unione Europea, la percentuale dei NEET è cresciuta dell'1,9 per cento rispetto al livello pre-crisi del 10,9%. In Bulgaria, Italia, Lettonia, Romania e Spagna ha addirittura superato il 15%.

Dal punto di vista di genere, secondo i dati emersi in 24 paesi industrializzati, il tasso medio di NEET è del 12,4 % per i ragazzi e del 28,1 % per le ragazze. Si tratta di giovani con livelli di istruzione bassi, un reddito familiare basso o di origine immigrata.

Diversi paesi stanno affrontando il problema con diverse misure legate all'istruzione, all'occupazione e alla transizione scuola-lavoro. Ad esempio, molti paesi dell'UE hanno messo a punto strategie per dare la possibilità a chi ha abbandonato gli studi di rientrare nel sistema educativo, spesso combinando iniziative di formazione pratica. All'inizio di quest'anno, l'amministrazione americana ha lanciato un'iniziativa congiunta con datori di lavoro e rappresentanti delle comunità il cui scopo è offrire posti di lavoro nel periodo estivo ai giovani "scoraggiati" e a basso reddito per aiutarli ad acquisire esperienza professionale, competenze e contatti utili. Anche politiche basate su partnership con attori al di fuori del settore pubblico si sono rivelate particolarmente efficaci.

Infine, esiste un volto nascosto della disoccupazione giovanile di cui è necessario tenere conto. Le avverse condizioni del mercato del lavoro stanno costringendo sempre più giovani a rinunciare alla ricerca di un lavoro o a rimanere nel sistema educativo. Globalmente, parliamo di circa 6,4 milioni di giovani tra i 15 e i 24 anni costretti a fare questa scelta, di cui 2 milioni solo nelle economie sviluppate e nell'UE. Nell'insieme dei Paesi OCSE, gli elevati tassi di disoccupazione vanno di pari passo con la riduzione dei tassi di partecipazione al lavoro, fenomeno che indica un effetto di scoraggiamento tra i lavoratori.

Ma quanto incidono gli “scoraggiati” sul totale della disoccupazione giovanile? L'ILO ha calcolato che un aggiustamento del tasso di disoccupazione giovanile può essere ottenuto mettendo a confronto le tendenze della partecipazione della forza lavoro giovanile precedenti alla crisi con le stime dell'ILO sulla popolazione economicamente attiva. Ad esempio, se il tasso di disoccupazione tenesse conto degli “abbandoni” causati dalla crisi, il tasso di disoccupazione giovanile passerebbe dal 12,4% al 13,6 per cento per gli uomini e dal 13,0 % al 13,5 % per le giovani donne.

Time for action! E' tempo di agire, sostiene l'ILO nel suo rapporto che sarà discusso alla sempre più vicina Conferenza Internazionale del Lavoro. I giovani aspettano una risposta.