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07Giu2012
 
 

ITUC: con la crisi aumentano le violazioni dei diritti

Licenziamenti, arresti, violenze e finanche omicidi. Sono questi i rischi a cui sono andati incontro i lavoratori nel corso del 2011, anno a cui si riferisce il rapporto sulla violazione dei diritti sindacali nel mondo dell'ITUC, la Confederazione Internazionale dei Sindacati. Una situazione particolarmente difficile aggravata dalla crisi economica che ha portato molti governi a varare misure di austerity che, in molti casi, hanno avuto un forte impatto anche sugli stessi diritti dei lavoratori. L'aumento della disoccupazione è infatti andato di pari passo all'aumento della precarietà che sta progressivamente indebolendo i dipendenti che non hanno la possibilità di organizzarsi proprio a causa della loro condizione contrattuale instabile. Se da un lato il numero delle violazioni dei diritti sindacali rimane elevato nei paesi in via di sviluppo, dove le regolamentazioni sono ancora deboli, dall'altro lato, quello dei paesi più avanzati, si assiste dunque a un vero attacco ai diritti acquisiti. La situazione è dunque preoccupante secondo Sharan Burrow, segretario generale dell'ITUC, che si è detta “disturbata” dalla condizione di centinaia di migliaia di lavoratori nel mondo.

Il rapporto analizza la condizione dei lavoratori in 143 paesi del mondo. Tra i paesi dove avvengono le violazioni più gravi, ci sono quelli dell'America Latina che fanno registrare il più alto tasso di omicidi fra i sindacalisti: nel 2011 sono stati 76 i lavoratori uccisi in relazione alle loro attività sindacali di cui 56 solo in America Latina. Fra i paesi latinoamericani più violenti c'è la Colombia, con 29 omicidi, seguita dal Guatemala dove 10 sindacalisti hanno perso la vita. In Asia, sono otto i rappresentanti dei lavoratori ad essere stati assassinati. Complessivamente, oltre 300 sindacalisti sono stati arrestati mentre fra i lavoratori si registrano 2.500 detenzioni e 10 mila licenziamenti per attività sindacali. La situazione, si sottolinea nel rapporto, risulta essere grave a fronte di una quasi totale impunità.

Il Nord Africa e il Medio Oriente sono le aree dove i diritti sindacali sono maggiormente repressi. La Primavera Araba è stata caratterizzata da ondate repressive che hanno colpito con particolare forza proprio i lavoratori che hanno saputo però creare, tramite la loro azione, un ambiente più favorevole alle rivendicazioni democratiche e all'organizzazione dei sindacati. Un progresso fondamentale considerando che in paesi quali l'Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, l'Eritrea, il Sudan e il Laos non esiste ancora libertà di associazione mentre in altri paesi come la Cina e la Siria vige il sistema del sindacato unico che tende a controllare i lavoratori piuttosto che a proteggerli. I sindacati risultano inoltre completamente banditi dalla maggior parte delle zone franche (Export Processing Zones). Anche in molti paesi avanzati i lavoratori stanno assistendo a una serie di attacchi ai loro diritti. Canada, Nuova Zelanda, Portogallo, Ungheria, Romania e Grecia sono paesi che hanno adottato misure anticrisi limitando al contempo la contrattazione collettiva.

Il rapporto individua, infine, i gruppi più esposti alla violazione dei diritti. Fra questi ci sono 100 milioni di lavoratori domestici, soprattutto donne e migranti. Si tratta di persone che sono scarsamente a conoscenza dei loro diritti e tanto meno dei modi per poterli difendere. E' per questi motivi che i sindacati internazionali hanno accolto con soddisfazione l'adozione della Convenzione dell'ILO 189 sul diritto dei lavoratori domestici di avere condizioni di lavoro dignitose e di associarsi in sindacati. L'ITUC ha dunque lanciato la campagna “12 by 12”, con l'obiettivo di ottenere la ratifica della Convenzione di almeno dodici paesi entro il 2012.

La crisi sta dunque mettendo a dura prova i sistemi sociali internazionali ma i lavoratori e i loro rappresentanti non possono essere considerati causa di tutti i problemi e per questo privati dei loro diritti. Il diritto di associazione dei lavoratori, così come quello dei datori di lavoro, è parte integrante di una società libera e democratica. Il Comitato tripartito per la libertà di associazione dell'ILO ha iniziato la sua attività nel 1951 proprio con l'obiettivo di esaminare le violazioni ai danni delle associazioni dei lavoratori e delle parti datoriali. L'ILO ha inoltre pubblicato, nel 2008, il rapporto “Freedom of association in practice: Lessons learned” in cui si individuano nella libera associazione e nella contrattazione collettiva i migliori strumenti per raggiungere un pieno equilibrio del mercato del lavoro.