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12Giu2012
 
 

ILO: occorre intensificare sforzi per eliminare lavoro minorile

Lo sfruttamento dei minori rappresenta ancora una questione rilevante a livello mondiale, come dimostrano i dati del nuovo studio che l'ILO ha pubblicato in occasione della giornata contro il lavoro minorile, celebrata ogni anno il 12 giugno. Secondo il rapporto “Combattere il lavoro minorile: dall'impegno all'azione” (Tackling child labour: from commitment to action), sono ancora 215 milioni i bambini che lavorano nel mondo, di cui 115 milioni coinvolti nelle peggiori forme di lavoro minorile, mentre sono 5 milioni i minori vittime del lavoro forzato.

Una condizione sostanzialmente insoddisfacente, anche considerando che le Convenzioni dell'ILO sull'età minima per l'accesso all'impiego (N.138) e quella sulle peggiori forme di lavoro minorile (N.182), hanno raggiunto il più elevato numero di ratifiche rispetto a tutte le Convenzioni dell'ILO. Su 185 Stati membri dell'Organizzazione, l'88% ha ratificato la Convenzione 138 e il 95,1% ha ratificato la 182. C'è dunque una distanza da colmare fra la volontà dei Governi di aderire alle Convenzioni contro il lavoro minorile e la loro reale capacità di incidere significativamente sul fenomeno. L'obiettivo dell'ILO è quello di raggiungere la ratifica universale delle Convenzioni sul lavoro minorile entro entro il 2015, ma è chiaro che i sistemi di controllo e di intervento dovranno essere migliorati. Anche i tribunali nazionali dovrebbero agire in maniera più concreta per garantire la corretta applicazione delle norme: sono relativamente pochi i casi di lavoro minorile giudicati dalle Corti nazionali e le sanzioni sono spesso troppo leggere per costituire un vero deterrente.

“Il lavoro minorile rappresenta un problema articolato che non può essere affrontato indipendentemente dalle politiche strutturali”. Ne è convinto Lorenzo Guarcello, ricercatore del programma ILO, Unicef e Banca Mondiale, Understanding Children's Work (UCW), che sottolinea l'importanza di un approccio che tenga in conto l'importanza di politiche strutturali che agevolino l'emancipazione dei bambini dalle peggiori forme di sfruttamento. Le politiche relative all'educazione, alla protezione sociale, al mercato del lavoro e all'advocacy sono dunque elementi fondamentali per poter debellare la piaga del lavoro minorile. In particolare sul tema dell'educazione il rapporto dell'UCW, Joining forces against child labour, mette in evidenza come la possibilità di accedere a buoni programmi di educazione costituisca una variabile molto importante nella scelta dei genitori di mandare o meno i figli a lavorare: “Combattere il lavoro minorile – si legge nel rapporto - richiede investimenti nell'educazione come sua logica alternativa”.

Non si può dunque considerare il lavoro minorile un problema indipendente, anche in considerazione dell'impatto che ha sulle politiche per lo sviluppo in generale e su quelle per l'occupazione giovanile in particolare: “Il lavoro minorile - spiega Guarcello - pregiudica la corretta formazione dei ragazzi che di conseguenza trovano difficoltà a entrare nel mercato del lavoro”. Secondo il rapporto dell'UCW, la condizione di bambino lavoratore condiziona l'intero ciclo vitale di una persona che fatica a entrare nel mercato del lavoro per mancanza di formazione, è costretto successivamente a svolgere un lavoro di bassa qualità nel pieno della sua vita lavorativa per poi trovarsi senza un'adeguata protezione sociale in età avanzata.

Una situazione complessivamente “non soddisfacente”, secondo il direttore generale dell'ILO, Juan Somavia, che invita tutti i paesi a impegnarsi affinché l'eliminazione del lavoro minorile “non faccia passi indietro nelle priorità dell'agenda dello sviluppo”. Nonostante siano stati registrati progressi in molti Stati a livello normativo e nonostante il rafforzamento della cooperazione internazionale, Somavia ha auspicato un'intensificazione ulteriore dell'impegno per proseguire sulla Roadmap adottata a L'Aia nel 2010 che prevede l'eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile entro il 2016.


Foto: Manlio Masucci ESC (Ethical Social Communication), India, lavoro minorile