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10Set2012
 
 

Europa: urgente un cambio di politica per rispondere alla disoccupazione

Una situazione occupazionale in persistente peggioramento che rappresenta una minaccia alla stabilità, alla competitività e alla prosperità dell'Europa dove 116 milioni di persone rischiano la povertà o l'esclusione sociale. E' dalla conferenza internazionale Jobs 4 Europe, organizzata dalla Commissione europea in collaborazione con l'Organizzazione Internazionale del Lavoro e tenutasi a Bruxelles fra il 6 e il 7 settembre, che proviene l'ennesimo allarme sulla tenuta del tessuto sociale europeo in un momento in cui la crisi continua a bruciare posti di lavoro.

I dati presentati nell'ambito della conferenza parlano di una situazione particolarmente drammatica a livello occupazionale, con “divergenze estremamente alte” fra gli Stati membri, e di una ripresa che stenta a decollare. Tra il 2008 e il 2012, il tasso di disoccupazione nell'Europa a 27 ha infatti registrato un'impennata dal 7% al 10,4%, circa 25 milioni di persone, mentre nell'area euro la percentuale di disoccupati è dell'11,2%, ovvero 18 milioni di persone. La quantità dell'impiego è dunque diminuita ma anche la qualità della nuova occupazione non induce all'ottimismo considerando la precarietà dilagante: quasi il 94% dei posti creati nel 2011 sono part-time mentre il 42,5% dei giovani ha un contratto temporaneo. La disoccupazione di lungo periodo riguarda oramai oltre 10 milioni di persone.

La necessità di un ripensamento profondo delle politiche di impiego emerge nettamente dall'analisi della Commissione che auspica un approccio fondato sull'adozione di un “nuovo paradigma” che faciliti la ricollocazione della forza lavoro dalle attività non sostenibili a quelle sostenibili. La creazione di nuova occupazione di qualità potrà avvenire attraverso la cooperazione fra la Commissione, gli Stati membri, le parti sociali, gli attori privati e pubblici e gli investimenti in settori strategici quali l'economia verde, le tecnologie dell'informazione e della comunicazione e i servizi sanitari. L'Europa deve dunque assumere un nuovo protagonismo attraverso un modello di governance che guardi con più attenzione alle questioni dell'occupazione avvalendosi della collaborazione dei partners sociali. Si tratta di un percorso quasi obbligato, considerando che proprio la crisi ha messo in evidenza come le economie europee siano estremamente connesse ma al tempo stesso separate da profonde differenze e caratterizzate dalla mancanza di coordinamento.

La necessità di un cambiamento di rotta è stata sottolineata dai principali relatori della conferenza a partire da Martin Shulz, presidente del Parlamento europeo, che ha parlato di una situazione occupazionale giovanile “vicina alla catastrofe” e di una scarsa capacità di “combattere la dittatura dei mercati finanziari”. Una preoccupazione condivisa da Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione, che ha ricordato come alcuni paesi siano già in una condizione di “emergenza sociale reale” mentre il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha parlato di una “minaccia per la stabilità politica” dell'Europa se i problemi occupazionali non dovessero essere risolti. La creazione di nuova occupazione deve essere quindi considerata una priorità in se stessa poiché è questo il punto di partenza della ripresa secondo László Andor, commissario europeo per l'occupazione, che ha ricordato come l'Unione Europea intenda analizzare gli andamenti dei salari, “nel pieno rispetto dell'autonomia del dialogo sociale”, per evitare corse al ribasso ingiustificate: “La Commissione – ha spiegato Andor – vuole lavorare con i partner sociali per sviluppare un modello tripartito europeo per monitorare gli andamenti dei salari, così come proposto nel Employment Package”.

Il cambiamento delle politiche in atto e il maggiore impegno sui temi dell'occupazione sono questioni che trovano d'accordo il prossimo direttore generale dell'ILO, Guy Ryder, che, nel suo intervento, ha definito la situazione occupazionale europea come un vero “dramma”: “E' evidente – ha sottolineato Ryder – che il predominante e corrente mix di misure di austerità e di riforme strutturali è inaccettabile e ha prodotto risultati negativi”. Mettere crescita e lavoro dignitoso al centro dell'agenda politica europea rappresenta dunque un “cambiamento immediato e urgente”. Necessaria anche una maggiore solidarietà fra gli Stati membri. Secondo Ryder, infatti, se la Grecia fosse costretta ad abbandonare l'Eurozona, i tassi di disoccupazione si alzerebbero in tutta Europa compresa la Germania dove la percentuale di senza lavoro potrebbe aumentare del 25%, portando così il tasso di disoccupazione tedesco intorno al 10%. Ryder ha infine sottolineato come la stessa ILO dovrebbe essere chiamata a svolgere un ruolo più costruttivo, accanto a istituti quali il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea e la Commissione Europea, per la risoluzione dei problemi occupazionali.

 
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