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Voci sul lavoro dignitoso 
 
 

"Rischiamo che i nostri giovani diventino una “generazione perduta”, destinata a subire per tutta la vita condizioni di lavoro e sociali peggiori."

Dominique Strauss-Kahn, Direttore del Fondo Monetario Internazionale

È mio grande piacere essere di nuovo di fronte all'Autorità Monetaria di Singapore. Quando sono stato qui nel novembre 2009 l'economia globale stava timidamente emergendo dalla Grande Recessione. Attualmente la crescita sta riprendendo in tutto il mondo. Le ultime previsioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI), rese note appena la settimana scorsa, predicono per l'anno in corso una crescita globale del 4,5%. Dato che risulta più elevato della media dell'ultimo decennio, e che presenta un incremento rispetto alle previsioni del World Economic Outlook dello scorso Ottobre.

Certo la ripresa è in corso, ma non è la ripresa che vogliamo. Si tratta di una ripresa caratterizzata da tensioni e conflitti che non fanno altro che porre le premesse per la prossima crisi.

Identifico, in particolare, due pericolosi fattori di squilibrio:

Primo, la ripresa è squilibrata tra i diversi paesi. Mentre la crescita rimane al di sotto del suo potenziale nelle economie avanzate, le economie emergenti ed in via di sviluppo stanno crescendo molto più velocemente, e qualcuna potrebbe presto “surriscaldarsi”.

Secondo, la ripresa è squilibrata all'interno dei singoli paesi. La disoccupazione globale rimane a livelli record, con l'espandersi della diseguaglianza dei redditi che provoca ulteriori tensioni sociali.

A mio parere, riusciremo a condurre la ripresa sul giusto binario solo se adottiamo un approccio olistico nella gestione economica, un approccio che si focalizzi non solo sulle politiche macroeconomiche e finanziarie standard, ma anche sulla creazione di occupazione e sulla protezione sociale. Ciò in quanto senza lavoro e certezza del reddito non possono esserci ripercussioni sulla domanda interna e, in ultimo, non ci può essere ripresa sostenibile. [...]

Disoccupazione e diseguaglianza di reddito

Mi concentrerò in particolare sul secondo fattore di squilibrio, quello che sussiste all'interno dei singoli paesi: l'elevata disoccupazione e le crescenti diseguaglianze di reddito e ricchezza.

Il rapido aumento della disoccupazione mondiale è uno dei più gravi problemi sociali. Se si perde il lavoro, si è esposti al rischio di un peggioramento delle condizioni di salute e di una riduzione dell'aspettativa di vita, ed è probabile che anche i propri figli ottengano peggiori risultati scolastici. Laddove le persone non hanno la speranza di trovare un lavoro, la società nel suo complesso ne soffre e ciò, di conseguenza, può minare la stabilità politica.

La disoccupazione, però, è anche uno dei principali problemi economici. La necessità di misure volte a superare la crisi occupazionale nel mercato del lavoro è stata al centro del discorso sullo Stato dell'Unione pronunciato la settimana scorsa dal Presidente Obama. Questa stessa necessità è stata anche una delle principali cause alla base dei disordini politici in Tunisia e dell'inasprirsi delle tensioni sociali in altri stati.

Durante i prossimi dieci anni, poiché 400 milioni di giovani si uniranno alla forza lavoro, il mondo si troverà a dover affrontare una sfida occupazionale scoraggiante. Infatti, rischiamo che i nostri giovani diventino una “generazione perduta”, destinata a subire per tutta la vita condizioni di lavoro e sociali peggiori. La creazione di sufficienti posti di lavoro deve essere in cima alle priorità non solo delle economie avanzate, ma anche di molti dei paesi poveri.

Anche la diseguaglianza di reddito è un fattore che coinvolge numerosi paesi a tutti i livelli di sviluppo. […] Esistono diverse ragioni sociali ed etiche per cui dovremmo occuparci della diseguaglianza di reddito, ma vi sono anche importanti ragioni macroeconomiche.

La diseguaglianza può ridurre le opportunità economiche, in quanto i poveri hanno meno accesso al credito e, di conseguenza, rischiano di indirizzarsi verso attività meno produttive. Inoltre, può rendere i paesi più vulnerabili agli shock esterni. Laddove pochi posseggono i risparmi per affrontare un giorno di pioggia, molti soffriranno quando la tempesta infurierà. Anche la ripresa dagli shock può essere più difficile: società più eque tendono a crescere più a lungo.

Come si può rispondere al meglio a tutte queste sfide?

Nei paesi costretti ad affrontare un'elevata carenza di posti di lavoro, schemi efficienti di indennizzi alla disoccupazione, l'assistenza sociale e programmi di opere pubbliche prevengono efficacemente la disoccupazione di lungo termine e contribuiscono ad accelerare la ripresa dalla recessione. Una protezione sociale adeguata, che sia elaborata a partire da un sistema di protezione sociale di base, come proposto dall'ILO, è in grado di proteggere i soggetti più vulnerabili dall'impatto di una crisi. Poiché nelle economie avanzate il processo di consolidazione fiscale si è ormai avviato, è necessario assicurare che la politica fiscale rimanga il più possibile favorevole alla creazione di posti di lavoro.

Lungo questo duro cammino, la via più efficace per promuovere la crescita dei redditi della fascia bassa della piramide di distribuzione è quella di investire in istruzione, innovazione e nell'aumento delle competenze dei lavoratori. L'economia del ventunesimo secolo è in definitiva un'economia basata sulla conoscenza, dove i rendimenti dell'educazione sono tremendamente importanti. Dobbiamo dare a tutte le persone ovunque si trovino gli strumenti di cui hanno bisogno per prosperare nell'ambiente altamente competitivo che caratterizza l'economia globale al giorno d'oggi.

Sostenere una ripresa migliore: il ruolo delle istituzioni internazionali

Nel raccogliere queste sfide, la cooperazione internazionale sarà essenziale per trovare soluzioni che abbiano un impatto durevole.

Al fine di ottenere una crescita mondiale più equilibrata le maggiori economie, sotto gli auspici del G20, hanno creato uno storico quadro di riferimento per il coordinamento delle politiche per la ripresa. Attraverso il cosiddetto Processo di Valutazione Reciproca, i paesi del G20 si stanno rendendo responsabili, gli uni verso gli altri, nell'adottare le politiche necessarie per raggiungere una crescita globale che sia forte, stabile ed equilibrata. […]

Tornando all'occupazione e alle condizioni sociali, la cooperazione internazionale su questi temi è cresciuta sensibilmente durante la crisi ed è divenuta un elemento cruciale dell'agenda dei lavori del G20. Al FMI stiamo ampliando il nostro piano di azione attraverso eventi come la conferenza congiunta FMI-ILO di Oslo. Nel contempo, a livello nazionale, stiamo focalizzando la nostra attenzione sulla lotta alla disoccupazione e sulla protezione dei poveri attraverso uno stretto dialogo con le organizzazioni sindacali e con la società civile. […]

Concludendo, non esistono soluzioni semplici per queste sfide, nè esistono soluzioni nazionali. Ma se le ignoriamo, o le consideriamo con leggerezza, corriamo dei rischi molto più grandi rispetto al mero affievolimento della ripresa. Con l'accrescersi delle tensioni tra paesi, potremmo assistere ad uno sviluppo del protezionismo, nel commercio e nella finanza. Mentre se aumentano le tensioni all'interno dei paesi, potremmo assistere ad una crescente instabilità sociale e politica che potrebbe sfociare in conflitti.

Sono preoccupato per il momento che sta attraversando la cooperazione globale. Ma sono fiducioso che lavorando insieme, tra paesi e tra diversi segmenti della società, potremo superare le sfide e costruire un'economia globale più forte, più giusta ed in ultimo più di successo. Insieme, possiamo costruire una ripresa migliore.



Tratto dal discorso pronunciato dal Direttore del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Kahn, presso la sede dell'Autorità Monetaria di Singapore, 1 febbraio 2011.

 
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