Blog - IL portale Italiano del Lavoro Dignitoso

 
 
 

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  Feb   22
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La Grecia, il lavoro e la democrazia


A motivare gli scontri nelle piazze di Atene e Salonicco non è solamente l'impatto economico che avranno le misure di austerity imposte dalla troika Fmi-Ue-Bce. C'è qualcosa che va oltre i tagli alla spesa pubblica e ai salari, qualcosa che sembra minare l'impianto stesso della democrazia del lavoro in Grecia.
“La strada che avete intrapreso continuerà solo ad alimentare i disordini, le persone non potranno fare altro che lottare per i diritti e le libertà” ha scritto Sharan Burrow, segretaria generale della Confederazione sindacale internazionale ITUC, in una lettera formale ai vertici del Fondo monetario internazionale e del governo greco affinché riconsiderino i memoranda elaborati finora.

 
 
  Feb   07
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Ridare fiducia alla generazione persa


In Giappone li chiamano freeter, termine composto dall'inglese free (libero) e dal tedesco arbeiter (lavoratore). Nel Regno Unito sono definiti neet, acronimo di “not in education, employment or training”, per indicare chi non studia, non riceve formazione, né lavora.
In ogni paese sembra esserci un'espressione diversa per indicare un fenomeno ormai comune e sempre più diffuso. È la precarietà, la disoccupazione o l'inoccupazione di una massa crescente di giovani, che rischiano di rimanere esclusi dal mercato del lavoro stabile e regolare per un tempo che è difficile determinare.

 
 
  Gen   18
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I marittimi e le navi sicure


La tragedia della Costa Concordia sta facendo discutere molto sulle responsabilità degli ufficiali e del personale a bordo. In questi giorni è stata sollevata anche la questione della preparazione dei lavoratori marittimi e delle regole d'ingaggio sulle navi da crociera. Pochi si chiedono, però, quali siano le condizioni di lavoro a bordo, se consentano una preparazione adeguata, in particolare per quella parte del personale che ha meno tutele, ovvero gli addetti ai servizi, quasi tutti provenienti dal Sudest asiatico, come filippini, indonesiani e indiani.
Va detto subito che la Costa Crociere - in quanto a rispetto dei diritti del lavoro, ai contratti, agli alloggi, al dialogo con i sindacati - è tra le migliori compagnie di navigazione e non solo nel Mediterraneo. Costa fa ormai parte della più grande multinazionale dell'industria delle crociere, l'americana Carnival Corporation, ma le sue navi continuano a battere bandiera italiana e assicurano standard di lavoro dignitoso.

 
 
  Dic   13
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Flexicurity, una promessa disattesa


All'apice dell'euforia di mercato che seguì la caduta del muro di Berlino, tutti sembravano sostenere la ricetta della flessibilità e della deregolamentazione come soluzione ai problemi di disoccupazione, crescita rallentata, inflazione e mancanza di innovazione. Tuttavia, la grande promessa della flessibilità non si è realizzata. La crescita è rimasta al di sotto della media di lungo periodo, la disoccupazione ha continuato ad essere piuttosto elevata e la produttività non è decollata. Solo i profitti sono cresciuti, mentre i salari e gli investimenti reali ristagnavano. Nel contesto europeo delle società inclusive, del dialogo sociale, del welfare state e dei diritti del lavoro, la flessibilità diveniva un oggetto sempre più difficile da vendere.

 
 
  Nov   18
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La Redazione dell'Ufficio ILO di Roma 
 

Il lavoro del Presidente


La parola “lavoro” compare 15 volte nel primo discorso che il presidente del Consiglio Mario Monti ha tenuto al Senato.
Insieme a quello della crescita e dell'equità, il tema del lavoro ricorre spesso e ogni volta è nominato con precise indicazioni su quella che sarà la politica del nuovo governo. Una politica europeista, come europeista è il suo promotore, che mira all'inclusione e alla giustizia sociale, anche attraverso la mobilità e lo sviluppo.
Si tratta di un'agenda coerente anche con le indicazioni delle istituzioni internazionali, in modo particolare l'Ilo.
Il paradigma di Mario Monti associa innanzitutto lavoro dignitoso e lavoro produttivo: “Le riforme dovranno avere il duplice scopo di rendere più equo il nostro sistema di tutela del lavoro e di sicurezza sociale e anche di facilitare la crescita della produttività”. Dunque, un'attenzione particolare dovrà essere riservata a chi oggi incontra più ostacoli nell'accesso al mercato del lavoro, ovvero le donne e i giovani

 
 
  Nov   08
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La Redazione dell'Ufficio ILO di Roma 
 

G20, ripartire dall'economia reale?


«Ma quante risorse sono davvero disponibili per far ripartire la crescita dell'occupazione?» chiede la giornalista della BBC, in collegamento da Cannes. «La questione non è quante risorse pubbliche sono disponibili ma come indirizzare gli investimenti privati», risponde Juan Somavia.
A margine del vertice del G20, il direttore generale dell'Ilo spiega che per far ripartire l'economia oggi l'attenzione deve essere concentrata sugli investimenti produttivi e non più, come nello scorso triennio, sugli stimoli fiscali. “Ci sono diversi modi per creare lavoro ma questo deve essere fatto attraverso le partnership pubblico-private e attraverso il dialogo sociale tra imprese e lavoratori”.


 
 
  Ott   27
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La Redazione dell'Ufficio ILO di Roma 
 

Riformare il sistema, per un nuovo umanesimo globale


“Rileggere la grave crisi economica e finanziaria, segnalare le cause ideologiche che l'hanno determinata, compiere un netto salto di qualità rispetto alle istituzioni e ai fora attuali, innovare rispetto alle fallimentari istituzioni di Bretton Woods, al G8 o al G20”.

È un messaggio forte quello del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, che lo scorso 24 ottobre ha presentato la Nota “Per una riforma del sistema finanziario internazionale nella prospettiva di un’Autorità pubblica a competenza universale”.

“Le vecchie ideologie sono tramontate, ma ne sono sorte di nuove, non meno pericolose per lo sviluppo integrale della famiglia umana”, ha dichiarato Monsignor Mario Toso, Segretario del Pontificio Consiglio.

 
 
  Ott   19
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La Redazione dell'Ufficio ILO di Roma 
 

Italia: cambiano le relazioni industriali?


L’attacco sul Corriere della Sera da parte di Francesco Giavazzi al ruolo della Confindustria nel sistema di relazioni industriali in Italia ha avuto una puntuale risposta dalla presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia sullo stesso quotidiano. Si tratta di un dibattito innescato tra chi vorrebbe mettere in discussione l’attuale modello di rappresentanza economica e sociale e chi, invece, come la Marcegaglia, ma anche i sindacati, questo modello vorrebbero far evolvere ed ampliare.
Anche il caso della FIAT con la sua decisione di uscire dalla Confindustria provoca inevitabilmente una riflessione sul modello italiano di relazioni industriali e sul suo futuro, all’interno del processo economico globale.

 
 
  Set   23
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La Redazione dell'Ufficio ILO di Roma 
 

Le promesse dei Grandi


Manca poco al prossimo G20 e i leader delle principali organizzazioni economiche tornano a esprimere, con una certa ritualità ormai, “serie preoccupazioni” per la crisi, per la crescita e per il lavoro.
“La ripresa economica è rallentata con implicazioni sociali, perché si creano meno posti di lavoro”, ha dichiarato la Direttrice Generale del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, all'apertura del meeting annuale Fmi, a Washington.
Lagarde ha sottolineato che il debito delle economie avanzate rischia di soffocare la ripresa e ha insistito sul fatto che siamo entrati in una “fase pericolosa della crisi”, esortando i governi a trovare una volontà politica forte, una “risposta collettiva”.
Eppure, questa risposta collettiva sembrava che i Grandi l'avessero già trovata un anno fa. Il G20 di Seoul si era concluso con il “consenso sullo sviluppo per una crescita condivisa”

 
 
  Set   05
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La redazione dell'Ufficio ILO di Roma 
 

Il lavoro nella crisi del Corno d'Africa


Oltre 12 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria nel Corno d'Africa, secondo le ultime stime delle Nazioni Unite. Il problema della sicurezza alimentare in Etiopia, Kenya, Gibuti e Somalia è tale che non si esita a parlare della più grave crisi umanitaria di questo momento.
In Somalia, in particolare, si è innescato un circolo vizioso tra fattori ambientali, povertà endemica e instabilità politica. La condizione della popolazione somala è aggravata dalla carestia e dal terrore delle milizie di Al Shabaab, che continuano a costringere migliaia di persone alla fuga, nonostante l'annunciato ritiro degli integralisti dalla capitale Mogadiscio.

 
 
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