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  Mar   22
at 15:53
 
 

Lavoro, voce ai giovani


La rubrica settimanale di Puzzle di Labor TV della CISL si occupa del problema della disoccupazione giovanile e della consultazione lanciata dall'ILO per raccogliere le testimonianze dei giovani di diversi Paesi. Ospite in studio Mattia Pirulli, presidente dell'Associazione Giovani Cisl, che parla delle difficoltà di inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, della riforma che il governo Monti si appresta a varare e delle proposte della sua associazione per migliorare la condizione giovanile. Ed inoltre, la storia di Roberto, giovane precario alle prese con la difficoltà di dare certezze al suo futuro lavorativo. Conduce Ester Crea.

 
 
  Mar   21
at 15:56
 
 

Chi sceglie?


di Francesca d'Amico

Imprenditoria giovanile, apprendistato, liberalizzazioni, assunzioni agevolate e maggiore flessibilità dell’articolo 18 sono i punti fermi della riforma del lavoro proposta dal ministro Fornero. Riforme tese a eliminare il dualismo che caratterizza il mercato del lavoro attuale, gli iper-tutelati da un lato e gli abbandonati dall’altro, un mercato troppo segmentato che danneggia soprattutto i giovani e le donne, alle prese con contratti mal retribuiti e poco tutelati. Con la nuova riforma, dunque, ci troviamo forse a un punto di svolta per gli under 35. Molti giovani, come me, guardano con grande speranza a questa nuova fase e hanno grandi aspettative. Dopo esserci sentiti abbandonati dalla politica e dalle istituzioni, dopo essere stati sminuiti e insultati, dopo aver perso qualsiasi slancio e motivazione che ha portato molti di noi a progettare una fuga all’estero, ci auguriamo che oggi abbia inizio una nuova stagione.

 
 
  Mar   19
at 16:53
 
 

Studenti e lavoro: dalla teoria alla pratica


di Veronica Sozzi e Lorenzo Piccialli
Definiti nei modi più fantasiosi, da “sfigati” a “bamboccioni”, si sono dette di noi studenti le cose più svariate negli ultimi anni che hanno contribuito a costruire un’immagine ben poco lusinghiera della categoria, se può definirsi tale. La verità è che troppo spesso ci troviamo a dover combattere con una realtà in cui sembra non esserci alcun posto per noi e nella quale è sempre più complicato trovare punti di riferimento.
Il mercato del lavoro, infatti, spesso appare quasi impenetrabile e non è per nulla semplice comprendere quali siano le competenze che ci vengono richieste per essere realmente competitivi. La laurea, soprattutto quella triennale, sembra non essere più spendibile su questo mercato e si finisce per addentrarsi nella ricerca continua di un titolo sempre più qualificante e di un livello di specializzazione sempre più alto.

 
 
  Mar   16
at 16:47
 
 

I giovani aspettano una risposta!


La crisi dell'occupazione giovanile ha raggiunto dimensioni intollerabili e rappresenta una minaccia alla coesione sociale e alla stabilità politica. Riduce il potenziale di crescita e di sviluppo, riduce l'innovazione e la creatività nell'economia, mette a rischio la solidarietà intergenerazionale e gli schemi pensionistici. Sta minando la fiducia dei giovani nei confronti dell'attuale politica e nella possibilità di avere un futuro migliore. La crisi ci ha fatto capire che i giovani sono una categoria particolarmente vulnerabile a situazioni di volatilità finanziaria ed economica. Un'intera generazione di giovani si trova oggi di fronte a prospettive di vita sconfortanti come mai era accaduto in passato. Ed è impensabile permettere che questo accada di nuovo.

 
 
  Mar   14
at 16:00
 
 

La conoscenza e le competenze non finiscono mai, il petrolio sì


di Andreas Schleicher
La Bibbia ci racconta di come Mosè abbia guidato, per 40 anni, gli Ebrei attraverso il deserto per condurli nell’unico paese del Medio Oriente che non ha petrolio. Ma, dopo tutto, può essere che Mosè non abbia avuto completamento torto. Oggi, Israele possiede un’economia innovativa e la sua popolazione ha un tenore di vita superiore a quello di molti paesi vicini, ricchi di petrolio. Più in generale, i paesi con maggiori rendite provenienti da risorse naturali tendono ad essere economicamente e socialmente meno sviluppati. Infatti, un paese che esporta risorse naturali vede una rivalutazione della sua moneta, il che rende più conveniente l'importazione e più difficile lo sviluppo dell'industria. E poiché i governi dei paesi ricchi di risorse sono meno pressati dall'esigenza di tassare i propri cittadini, sembrano essere più propensi a forme di governo autocratiche.

 
 
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